Lo regaliamo, lo riceviamo in dono ma davvero ne conosciamo il significato e le origini?

Ricavato da un albero tropicale che prende il nome botanico di Bursera graveolens o semplicemente palosanto, arbusto che cresce spontaneamente nell’America Centro-Meridionale, viene coltivato in alcuni specifici Paesi, come Ecuador e Perù.
Viene definito “santo” perché questo albero fiorisce durante il periodo natalizio, momento in cui raggiunge il suo massimo sviluppo.
La sua particolarità è che viene raccolto solo quando l’albero muore per cause naturali come fenomeni atmosferici o per vecchiaia (il suo ciclo vitale è di circa 90 anni). Viene utilizzato solo se l’arbusto è rimasto a terra per un periodo che va dai cinque agli otto anni.
Utilizzato dagli sciamani Inca e dagli indigeni delle Ande nei rituali religiosi per eliminare le energie negative ed entrare in comunicazione con gli Dei, si presenta come un bastoncino di legno grezzo e secco che, bruciato, emana un gradevole profumo.

Grazie al suo aroma dolce viene utilizzato come un incenso per profumare la casa e scacciare le energie negative in modo simile agli “smudge”, regalo perfetto che chi deve inaugurare nuovi ambienti: case, uffici, attività.

Si brucia un’estremità e si soffia sulla brace che si forma, in modo da creare quel fumo denso che si disperde nell’aria.
Si può riutilizzare più volte perché, a differenza del bastoncino d’incenso, si spegne senza consumarsi tutto.
L’olio che se ne ricava è utilizzato in Europa da oltre due secoli per le sue proprietà antidepressive, analgesiche, antisettiche e antinfiammatorie (se applicato direttamente sulle zone interessate), conciliative del sonno, rilassanti.
Fatto bollire, il legnetto di Palo Santo diventa una tisana che può essere un toccasana naturale per ridurre i problemi di stomaco e difficoltà digestive, favorendo la regolarità intestinale.
Viene tradizionalmente impiegata per trattare: raffreddore, tosse, asma, bronchite e altre affezioni respiratorie.

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